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Marco Mengoni | #PRONTOACORRERE (2013)

11/10/2013
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Della serie uno su mille ce la fa: Marco Mengoni da Ronciglione (1988) approda alla terza edizione di ‘X Factor’ (2009) vincendolo grazie a una spiccata capacità vocale. Nel 2011 Lucio Dalla lo chiama per duettare insieme in Meri Luis, e nello stesso anno partecipa al Festival di Viareggio dedicato a Giorgio Gaber dove interpreta con positiva leggerezza l'impegnativa Destra sinistra. La consacrazione avviene con L'essenziale, canzone azzeccata, vincitrice al Festival di Sanremo 2013. Convince nella stessa manifestazione la sua rilettura di Ciao amore ciao di Luigi Tenco. Nell'aprile 2013 rappresenta l'Italia all'Eurovision Song Contest.

 

#PRONTOACORRERE
Sony, 2013 – ★★★

L'estro artistico gli viene riconosciuto da colleghi prestigiosi che scrivono canzoni per lui, Gianna Nannini con Bellissimo, ma soprattutto Cesare Cremonini, con la melodica La valle dei re, e Spari nel deserto di Ivano Fossati, con ritmo scandito dalla sezione fiati. Per niente in soggezione, Mengoni mostra doti di autore con il brano vincitore del Festival di Sanremo (L'essenziale) e con una ballata corposa e ben orchestrata (Natale senza regali), il tutto con la supervisione artistica di Michele Canova Iorfida. Cambiato il team di lavoro: in crescita.

 

Canzone: Natale senza regali

Succede a volte di sentirsi soli
E fingere che va bene cosi
Che tanto prima o poi dovrà passare
Questo gelo senza brividi

 

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Commenti | 6 risposte

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  3. Da grande fan di Marco Mengoni, riporto qui una mia esperienza risalente al 17 marzo 2012. COME UN GABBIANO SULLE NOTE.

    A distanza di molti mesi, da quel giorno di marzo, un’immagine vivida e bellissima si ripresenta, di tanto in tanto, davanti ai miei occhi. Un’Orchestra di cento violoncellisti, molti di loro giovani, con i loro luccicanti strumenti, consapevoli di essere protagonisti di un evento che riveste un’importanza non solo musicale ma soprattutto sociale, e un cantante italiano, anch’egli giovane e datore di emozioni che elargisce a piene mani, accucciato fra di loro. Sarah Jane Morris in piedi, davanti , il maestro Sollima al suo violoncello, che suona entusiasta, il maestro Melozzi accompagna tutti! Marco, lì ad intonare un pezzo, quel Natural Blues di Moby, che segue un’esibizione avvenuta poco prima, ricca di contenuti e di suggestioni magnifiche che lasciano il segno in chi era lì, ad ascoltare e ad applaudire. Un’immagine che tanto racconta di quel giovane e carismatico interprete. Racconta di poco più di due anni di passione e impegno nel mondo della musica, di un discorso da poco, dunque, iniziato con un pubblico adorante, la sua gente, che mostra ad ogni evento al quale Lui partecipa, di essere preparato a recepire dei messaggi, quasi cifrati, e decodificabili non facilmente da una massa di persone educate all’ascolto di una musica più commerciale e di più facile presa e comprensione. Il rapporto che si instaura con il pubblico, con la piazza, è un qualcosa di veramente unico e sorprendente. Un trascinatore di folle, insomma, dal fascino ipnotico e intrigante. Uno che di certo non passa inosservato e, in bene o in male, fa parlare di sé. Certo, dal mio punto di vista, chi ne parla in termini non lusinghieri, è mosso da invidie, o da paura a confrontarsi con l’inusuale, con la difficoltà che spesso si incontra nel momento in cui bisogna comprendere…l’incomprensibile, per grandezza intrinseca. Ma tutte queste sono solo parole. E le parole spesso hanno la necessità di essere rese esplicite da cose concrete. Affacciamoci, dunque, alla loro verifica sul ‘campo’. Seguitemi! Voglio mostrarvi Marco Mengoni in action. Spero che questo breve excursus che narra di un fatto durato poche decine di minuti, sia efficace per valutare e per comprendere. “…Ed ecco a voi uno dei più grandi talenti della musica italiana degli ultimi anni….ho il grande onore di presentarvi il grande Marco Mengoni…” Teatro Valle di Roma, il diciassette di marzo del duemiladodici. Marco, sempre sensibile e pronto a partecipare ad eventi benefici e dove occorra una testimonianza in favore dei più deboli, è stato invitato a partecipare ad un Concerto al Teatro Valle,occupato, e in modo serio, per portare all’attenzione della collettività, il problema dei tagli alla cultura, che minacciano di far chiudere teatri e di far perdere il lavoro ai tantissimi occupati, con l’aggravante di rendere difficile la divulgazione dell’arte e della cultura – e basterebbe solo questo per rendere sacrosanta l’occupazione – . Cento violoncellisti e tanti nomi illustri della musica intrnazionale, hanno dato vita ad una tre giorni di musica, proprio per rafforzare ed in nome di questa protesta. Sono in Teatro anch’io, per applaudire e per partecipare il mio sostegno. E, inutile negarlo, per applaudire, ancora una volta, il mio artista del cuore, quel Marco Mengoni, appunto, che con parole di stima viene presentato dal maestro Enrico Melozzi, uno dei musicisti che hanno preso a cuore il problema del Valle, comune, in verità, a molti templi della cultura italiana. Ho percorso circa seicento chilometri di autostrada, in auto con amici, per essere presente. Toccata e fuga a Roma, la città più amata, che mi ha visto giovane studentessa della Sapienza, per un weekend non programmato, ma deciso all’ultimo momento, benchè desiderato da giorni, in vista dell’Evento. Ma quando una cosa deve verificarsi, si verifica. E a volte i sogni si realizzano. Anche inaspettatamente, percorrendo vie traverse. Questa volta ad opera di una mia cara amica, che mi telefona per salutarmi, dicendomi che sta partendo per Roma, con altri amici. E mi chiede se, per caso, voglio partire con loro. Ed io: “Cara, vengo volando!” Ed eccomi qui, fra i tanti, accorsi per seguire il Concerto. L’atmosfera è bella, si respira un clima di pacifica e costruttiva lotta per degli ideali, non si avvertono rabbia e risentimento, che spesso in altre situazioni analoghe sono palpabili. E poi in questo antico teatro capitolino si respira l’Arte. Intorno alle 21 inizia il Concerto, con l’entrata in scena dei cento Violoncellisti. I primi artisti si esibiscono, con grande e meritato successo. La performance straordinaria di Sarah Jane Morris è sicuramente tra le più applaudite e più ricche di potenti suggestioni. . Ma…molti in teatro aspettano Lui, Marco. Anche io trepido al pensiero di risentirlo cantare, di toccare ancora una volta con mano quanto grande sia il suo talento. La presenza delle sue irriducibili fans si fa sentire, eccome. E poi Lui arriva. Presentato in pompa magna dal maestro Melozzi. Le fans urlano, come sempre, al suo apparire. Io, invece, sto zitta. Mi voglio godere la sua presenza, non voglio perdermi neppure uno dei dettagli della sua esibizione. Il mio entusiasmo potrebbe distrarmi. E poi questa sera Marco è diverso. D’altra parte Marco è sempre diverso. In ogni concerto live, in ogni performance televisiva, in ogni partecipazione. Lui respira, e assorbe, l’atmosfera del luogo, il calore degli spettatori, in modo congeniale all’occasione. Cambiando luoghi e persone, anche lui cambia. Questa sera l’evento è particolare, come particolare è il contesto. E questo, da grande intuitivo quale Lui è, lo percepisce. Appare e subito si entra nel vivo di un unico e straordinario contesto artistico e sociale. L’abbigliamento è dimesso, trascurato, volutamente. I capelli spettinati, che ti fanno ricordare uno appena alzatosi dal letto. Non calza scarpe, solo dei pedalini, uno addirittura indossato a metà! Le scarpe, forse, avrebbero interferito con alcune sensazioni immediate, e volutamente, non dovevano essere mediate da una suola. Le antiche assi del pavimento del Valle raccontano tanto. Sono solo apparentemente mute. Ma a stare su di esse, una persona particolarmente sensibile deve sicuramente ascoltare sussurri e grida, di un passato glorioso fatto di arte, di sacrifici, di impegno e di VITE pienamente vissute, forse, oppure bruscamente interrotte. E Marco, forse, vuole non perdersi neppure uno di questi sussurri. E poi, stando a piedi nudi, si respira un qualcosa di unico, che riporta a un senso di libertà assoluto ed ancestrale. Mi viene in mente il Marco con le mani legate dietro la schiena, in foto diffuse da persone del suo primo staff, ai tempi della preparazione del Cd SOLO 2.0. In questo momento Lui ha le mani libere, è libero. In un contesto, quello del Valle, che anela alla libertà, della cultura e della musica. E Lui esprime in tal guisa queste aspirazioni, questi desideri di tanti, lì al Valle, Occupato, per liberare l’arte da vincoli meno aulici e più terreni, mentre l’arte è ultraterrena, e, se fatta a certi livelli, puro spirito. Sul palco fra Lui e il maestro Melozzi si stabilsce subito un sincero feeling. Stima reciproca, è evidente. E Marco scherza, appare divertito dalla simpatia di Melozzi, è a suo agio. E libera anche la voce. Intona pezzi lirici, brevemente, passando dalle tonalità acutissime del soprano a quelle potenti del tenore, con estrema disinvoltura. E non è anche questo ‘volteggiare’ fra le Note un’espressione di brama di libertà? Sì, si libra nell’aria, sopra l’azzurro del mare, come un gabbiano, libero e padrone del volo, giammai stanco, perchè la sua propria natura e l’istinto favoriscono il suo andare felice, portato nel vento, pur immobile, da correnti spontanee e così naturali.! E, dopo questi virtuosismi, quasi estemporanei, passa a cantare uno dei pezzi forti del suo ultimo Cd, e intona le note Note de L’equilibrista. E qui, anche questa canzone pare avere un più profondo e diverso significato. Voce e violoncelli. Incanto assoluto. E finisce con un recitativo, questa interpretazione, quasi un omaggio ai recitativi tanto cari all’Opera lirica settecentesca, a Mozart e ai suoi contemporanei – il Teatro Valle è attivo fin dal 1724, avrà pur ‘ascoltato’ dei pezzi live, ed in quell’epoca, di quel genere, e adesso freme di passione, di nuovo!- in quel recitativo c’è tutto un mondo di sensazioni, di suggestioni, di intimo. A seguire una particolare versione di Credimi Ancora, contenitore di accenni inediti di Cuore Matto, Rithmn of the Night, dell’Inno di Mameli, nel giorno dedicato all’Unità d’Italia, di Bella Ciao. E’ tutto fortemente simbolico, in questa esibizione. Tutto voluto, niente lasciato al caso. Solo,chissà, casuali le sue improvvisazioni sui virtuosismi vocali. Ma con una voce così…tutto è possibile fare, anche improvvisare. E’ una sorta di evoluzione su un trapezio circense, senza rete di protezione. Ma tanto non c’è pericolo di fatali cadute. Poi, che emozione…il duetto, un momento di Blues, con la grande Sarah Jane Morris, che ritorna sul palco per cantare con Marco. Il maestro Sollima, il principale ispiratore di questo evento, accompagna con il suo violoncello, Melozzi suona come un matto….. La Morris, l’artista dal talento già espresso in anni e anni di carriera ai più alti livelli, con il giovane talento che sta facendo, da poco, conoscere le sue alte virtù. E’ un incontro emozionale ed emozionante. Tra il pubblico vedo molti occhi lucidi. E poi… silenzio e ascolto. La voce naturalmente blues di Marco si esprime in piena libertà – e ritorna il concetto espresso sopra – La voce blues della Morris si esalta ed esalta quella del nostro. E’ veramente una ‘celeste corrispondenza di amorosi sensi’. Dapprima il giovane Marco sta zitto, sorride e ascolta ammirato e concentrato la grande interprete, poi si lancia. In questo momento l’improvvisazione la fa da padrona, Marco dice, divertito, che farà dei versetti! Infatti, più che cantare fa vocalizzi, con una voce da urlooooooo! Che atmosfera! I protagonisti sul palco si divertono, ad improvvisare! Sono molto disinibiti, sciolti, si esibiscono con allegria, addirittura Melozzi accenna con il violoncello “Il piccolo cosacco’ e la Morris e Marco si prendono a braccetto e ballano!!! Mi vengono in mente delle scene di film americani degli anni cinquanta, quei vecchi film in cui delle sequenze sono dedicate alle esibizioni – in quei locali tipici, dove gli odori si mescolano al fumo di sigarette, creando un qualcosa di particolare, di ‘vissuto’ senza regole e schemi…. – dei grandi performers del Jazz e del Blues. Poi la grande d’elezione ascolta rapita il giovane, con compiacimento e meraviglia. Il suo sguardo e il suo abbraccio sono molto eloquenti. Si, meno male che ero lì, ad ascoltare e a vedere. E’ un connubio emozionante, di Voce e Talento. E Marco si accuccia fra i violoncellisti, quasi a voler lasciare a loro la meritatissima scena – certamente, durante tutta la sua esibizione, la sua voce ha accompagnato la grande orchestra e la grande orchestra ha accompagnato la sua voce, in un dare e ricevere reciproco, continuo e gratificante – ed intona Natural Blues di Moby. Con i suoi calzini, uno infilato a metà, senza scarpe, vestito senza lusso, con i capelli scomposti. A voler richiamare l’attenzione altrui solo, e soltanto, sul lato artistico, a voler quasi mortificare una bellezza comunque evidente, a voler essere nello spirito dell’evento, senza altre luci se non quelle della ribalta. Marco, conscio come mai del suo valore, sicuro di se stesso, eppure senza ostentazioni, che sarebbero risultate stonate. Si, in questa bellissima serata non sono accordati solo gli strumenti musicali, ma, fra loro, le anime dei generosi partecipanti. Tutto è stato magnifico e Marco è stato grande protagonista. E il pubblico ha capito l’importanza di questo evento, partecipando con passione e orgoglio di essere parte del tutto! IL GABBIANO Se fossi un gabbiano con te adagiata sulle mie piume, le tue braccia serrate al petto mio, volerei lontano sulla spiaggia dei sogni, dove il cielo confonde le idee, il mare verde affonda i ricordi.Io e te, soli, e come il gabbiano, finalmente liberi di andare,restare,tornare! ( Francesco Picca, Bari, anni 80.

  4. Marco Mengoni e le contaminazioni musicali.

    Contaminazioni musicali. Certo che di carne a cuocere ce n’è parecchia! Per i gusti di tutti! E per me, appassionata da sempre di musica classica e lirica, e, da poco, interessata anche all’ascolto, inteso nel senso di ‘ascolto attento’ per scoprire e andare a fondo, della musica leggera. L’aspetto delle contaminazioni musicali mi interessa moltissimo. Musica da camera, musica classica, musica elettronica, musica pop. Tutto ci può stare quando l’ispirazione è ‘pura’ e scevra da manierismi e artefatte contraddizioni. Le contraddizioni, se così possiamo definirle, devono essere orchestrate da una musicalità innata e libera, senza furbizie e strizzate d’occhio all’aspetto commerciale dell’opera. Quello semmai sarà una conseguenza, non l’origine. Mengoni sta sperimentando molte cose, la sua voce è naturalmente una voce Blues, ma in qualsiasi genere musicale abbia messo le mani, anzi le corde vocali, i risultati sono stati eccellenti- manca solo che si cimenti nella lirica. Ma sono sicura che prima o poi… qualche assaggino ce lo ha dato, quasi per scherzo, durante i concerti, Lui che è di fatto un sopranista, secondo la mia modesta opinione- Le sue cover sono spesso migliori dell’originale al quale lui si ispira. Ecco, “si ispira” credo sia il verbo più giusto da usare. Le grandi canzoni di grandi interpreti sono diventate ‘sue’ a pieno titolo, e, pur avendo sempre grande rispetto per le originali, non snaturandone il senso, riesce ad impossessarsene in modo soft e naturale, con eleganza e stile personalissimo: lo stile è il suo, inconfondibile, la voce incredibilmente adattabile a qualsiasi pezzo che, comunque, mantiene la propria identità e la propria dignità. Ecco la grandezza del grande Artista che è! Lui non imita. Lui RI-CREA! Pensiamo all’ interpretazione di Psycokiller. Ormai una Sua creatura. Io quando ne sento parlare penso a Marco, non ai Talking Head. Pensiamo ad “Almeno Tu nell’Universo”; Mia Martini, in questo caso, rimane presente più che mai, e rivive nella interpretazione incredibile di Marco! Ma Almeno Tu Nell’Universo ha una nuova propria esistenza. E Kiss di Prince? Un brivido caldo mi scende lungo la schiena ogni volta che l’ascolto. Adesso si sono aggiunte altre cover al Suo repertorio. Madonna, come ha reso “Can’t Help Falling in love”! Abbiamo scoperto una voce calda, avvolgente come mai l’avevamo ascoltata! E “Rehab” di Amy Winehouse? Qui la voce soul ha il sopravvento, bellissima e sensuale. E Rehab ci incanta ancora, ha molto da dire a chi ascolta! Ogni volta che ne ascolto la versione di Marco mi vengono i brividi! Solo voce e mani! Incredibile Marco! Una versione struggente e personalissima! Amy Winehouse la interpretava diversamente: aria di sfida, di insofferenza per ciò che vedeva come una costrizione e non come il modo di uscire da una situazione pericolosa. Marco la canta in modo struggente, quasi un grido di dolore per la mancata salvezza, per una morte che avrebbe potuto essere evitata. A ragion veduta. “Back To Black” sempre dell’indimenticabile Amy, è un qualcosa di divino, soprattutto con l’accompagnamento del solo violino di David Garrett. Eppure Amy aleggia intorno a Marco, io con gli occhi dell’anima la ‘sento’, viva e finalmente libera da se stessa. E’ come se la morte sia solo un paradosso temporale. E grazie a Marco. E “Meriluis”, in cui la Voce di Marco si fonde con quella dell’ immortale Lucio Dalla, per diventare un’unica identità artistica. Quando canta Billie Jean di M.J. ci fa piangere e ce lo fa rimpiangere ogni volta, non già perchè non la canti divinamente, anzi, ma perchè ce lo ricorda tantissimo, tanto da desiderare fortemente che Michael resti ancora un po’ con noi, perchè è stato fra noi, per lo spazio di quattro minuti circa, realmente! La grandezza della Musica è quella di rivivere ad ogni ascolto, di eternarsi nell’ Universalità dell’Arte e della Vita, parlando un linguaggio che ogni uomo personalizza e interpreta a suo modo, pur attivandone gli stessi meccanismi che toccano le corde dell’ Anima!

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  6. Questa Nota scrivevo il 15 Dicembre 2015, all’uscita del Cd ” Le Cose Che Non Ho”: ” MARCO MENGONI : LE COSE CHE HA”. Lo aveva promesso ( e Marco mantiene sempre le promesse – egli stesso è stato, agli esordi, la più bella promessa, mantenuta alla grande, della attuale musica giovane italiana -) e a meno di un anno dall’uscita del CD ” Parole in circolo” il cerchio si chiude ed esce la seconda parte del lavoro discografico, ” Le Cose Che Non Ho”, che contiene anche il brano omonimo del Cd costituente la prima parte del progetto, appunto “Parole in Circolo”.Un brano che racchiude, in un certo senso, il manifesto del progetto in parole e musica. In questo CD, in tutte le canzoni che lo compongono, si ‘legge’ di sentimenti, di voglia pazza di libertà, di sincerità, di gioia e di malinconia, di amore e di amicizia, di vita vissuta e da vivere, di sete di giustizia e di lealtà: si legge insomma, come è ovvio, di Marco! Di un ragazzo di oggi che sta facendo della sua vita un discorso, coerente, con se stesso e con la società, rapportandola anche a se stesso. Si legge del suo anelito, sincero e giusto, al miglioramento, attraverso delle canzoni,di un mondo fatto troppo spesso di ipocrisie e di ingiustizie. E le canzoni possono fare molto, in tal senso. Senza tema di essere tacciati di presunzione. Le canzoni,la musica, molto di più di altre forme di arte, incidono profondamente nella vita della gente, dei giovani,in particolare. I quali rappresentano il nodo cruciale del mondo. La prima canzone uscita, tratta da questo album di fotografie in musica, è la bellissima “Ti ho voluto bene veramente”, messa in video, come prima parte di un cortometraggio di cui questo video è il primo tempo. E su questo video/canzone credo che valga la pena di scrivere due parole in più. Pochi elementi, ma fondamentali, tracciano il significato della canzone: Il volersi lasciare alle spalle un passato di sbagli, di dolore, di occasioni perdute. L’aver la sensazione di stare meglio, man mano che ci si allontana da quello stesso passato, per poi capire che non si può sfuggire a se stessi. Un viaggio che riguarda la propria sfera emotiva e che parte dal subconscio, probabilmente, per approdare alla consapevolezza dell’Io. Alle prime battute, si profilano le fratture e i crepacci sulla terra, metafora delle fratture e delle scissioni di un’anima alla ricerca di se stessa. .. Antoine de Saint-Exupery ( chi non conosce il “Piccolo principe”?) è famoso come una specie di autore per bambini. Ma la sua opera maggiore è “Citadelle” una serie di riflessioni aforismatiche sulla vita, sul destino, sull’Uomo.
    In una delle sue riflessioni, Saint-Exupery dice, più o meno: “Quello che conta, per chi ascende su una montagna non è essere arrivato in cima; no, quello che conta è il viaggio”.
    Si tratta di un concetto analogo a quello espresso nel testo di “Ti ho voluto bene veramente “ una sorta di malinconico “Viaggio verso l’ignoto”, dove il protagonista va – apparentemente – lontano, per sfuggire ad un amore che presumiamo infelice, ma dove l’amore non è altro che il pretesto per andare lontano alla ricerca del più profondo se stesso, dunque, e pertanto.
    Non si può amare davvero senza investire nel rapporto una gran parte di se stessi.
    Ma non si può investire in nulla di sè, se non ci si conosce veramente.
    Fuga? Forse. Da qualcuno o da qualcosa? O semplicemente si parte per tornare e dunque – in definitiva – si gira in tondo?
    Penso che l’allontanamento – temporaneo – sia solo il tentativo di andare verso una ricerca…. difficile, irta di ostacoli, ma che serve a crescere. E credo che, per concludere questo capitolo, di carne a cuocere ce ne sia parecchia, per essere il tema di una canzone! Ed ora parliamo un poco del personaggio Marco Mengoni. Dell’Artista, canzoni a parte. Io parlerei di un ‘nuovo e vecchio’ Mengoni.Il NOSTRO nuovo ( e vecchio) Marco. Di vecchio, ma vecchio in quanto sempre presente, dunque sempre attuale, c’è la VOCE, che a seconda dei pezzi, delle occasioni, del pubblico presente, della vocazione del momento, viene modulata ad hoc, e può assumere invariabilmente i più disparati toni, da quello alto, anzi…altissimo ( il tanto a lui caro “mi bemolle”, che si apparenta tanto al “do”, che fa di Marco un tenore leggero) a quello più basso, caldo, virile e confidenziale. Per dirla tutta, quest’ultima prerogativa- dei toni più bassi- non è poi roba tanto vecchia, ma il Mengoni degli esordi prediligeva i toni alti ( “se cambierà…per te nascerò ancora.., per intenderci…). E poi ” giura sarò roccia contro il fuoco e il gelo…) e per convincere la sua voce deve essere suadente, calda, assertiva. E riesce molto bene, in questa impresa. Come gli riusciva molto bene gridare – nel senso di urlare al mondo tutta la sua sofferenza ma anche la sua speranza e il suo desiderio di rinascita ” se cambierà per te nascerò ancora”. Insomma,al Mengoni riescono col buco tutte, o quasi tutte, le ciambelle. A Mantova poi ha lanciato una nuova cover , durante il tour della scorsa stagione – sebbene io non parlerei tanto di cover, ma nel suo caso, di reinterpretazione personale dei brani di altri artisti, spesso evergreen, il più delle volte rivestendoli di nuova luce e…magia – quella La Llorona che è diventata un nuovo classico mengoniano, destinato a restare nella memoria collettiva di tanti che lo seguono in tour, su youtube, sui social.
    Insomma, ha preso un classico della musica latino-americana, che tratta di una struggente e tragica vicenda, che probabilmente ha un fondo di verità, diventata leggenda, che ha come protagonista una donna messicana,che innamoratasi di un nobile spagnolo giunto in terra dei Maia per conquistare, depredare e asservire un popolo, con lui concepisce tre figli. Poi ,abbandonata vilmente, disperata, uccide i figli. Resasi conto,questa Medea del Nuovo Mondo, dell’orrore in cui era incorsa, muore di dolore e resterà per sempre su quelle terre, gridando i suoi eterni lamenti e la sua disperazione senza soluzione. Storia che è una metafora della disperazione di tutto un popolo, dalla fine cultura, asservito allo “straniero”, senza pietà e misericordia.
    La voce del Mengoni in questa nuova interpretazione è stata fantastica! Rendeva molto bene l’idea del dramma; lui, in piedi ,dritto, quasi immobile, con le braccia quasi legate dietro la schiena, usa la voce, come protagonista assoluta, per raccontare la tragedia. Una voce unica, che ci racconta. recitando, che urla il suo dolore – e mi ricorda quel “grito de America”, magistralmente espresso da Placido Domingo, come analoga denuncia alla invasione delle truppe spagnole e al conseguente genocidio di tutto un popolo.
    Questo di La Llorona e’ sicuramente un nuovo Mengoni, un Mengoni più maturo, consapevole dei suoi mezzi espressivi, ma che non ostenta nulla di quella che è la sua potenza vocale e interpretativa. E lui stesso, ci racconta oggi, ” Ho deciso di lavorare per sottrazione: meno virtuosismi, per agire di più sulle emozioni. Abbasso le tonalità e mi muovo sui mondi più parlati. Ho più voglia di dire parole e meno di cercare note alte.” E veniamo al cantante-manager di se stesso, che detta legge per quanto riguarda il suo progetto creativo, che parte dal concepimento dei brani, sia nei testi sia nella musica. Lui è l’artefice principale, anche se coadiuvato da esperti musicisti e autori di testi. Il tutto credo che nasca da un’idea, in un certo senso globale, che parte da una canzone, per poi arrivare allo spettacolo che si sostanzia nel Live. Uno spettacolo che usa le canzoni per parlare di vari argomenti, che spesso seguono un fil rouge, e che trovano ispirazione in vari fatti della quotidianità, nella società attuale, e spesso nella deriva di questa società. E nel live offrono lo spunto per affrontare con il pubblico dei discorsi. Le canzoni dunque sono le protagoniste di un discorso globale, che trova altri co-protagonisti: Il teatro, o palazzetto che sia, il palco, il pubblico, parte determinante ed in causa, senza il quale non ci sarebbe nulla di tutto questo. E credo che Mengoni, quando progetta e crea, tenga in debita considerazione questo importante elemento. Questa corrispondenza e’ determinante. Ed anche la sua nota e ammirevole capacità di essere sempre diverso ed unicamente se stesso, nei vari concerti, anche in considerazione della sua notevole capacità di improvvisare, sia mossa da questo speciale ed esclusivo rapporto con la sua gente, con il suo ‘popolo’ – ed ora più che mai, visti i numeri, possiamo definirlo ‘popolo’.
    Parliamo dunque di un artista veramente all’altezza di questo termine. Che cresce di continuo. E con lui cresce l’entourage, ed il pubblico. Perché un pubblico all’altezza del suo artista completa e dà lustro all’artista stesso. In un certo senso egli si rispecchia in esso, e esso si rispecchia nel suo artista. E in assenza di questa peculiarità i palazzetti, come molti giornalisti presenti hanno notato, non ‘tremerebbero’, non fremerebbero e non sussulterebbero ad ogni movimento del protagonista, che sia un movimento vocale o fisico o psichico o tutte e tre le cose insieme.
    Come in definitiva sempre accade. E, per concludere, Mengoni è un protagonista, del mondo della musica, in cammino, con migliaia di aficionados che lo seguono con passione. Che ancora non sanno di preciso dove arriveranno, ma che sanno bene che ovunque li porterà il loro “generale” in capo, vivranno un’esperienza unica e appagante, da veri protagonisti. E questo è un compito che riesce solo e soltanto ad un vero ed autentico leader. Concetta Guido

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