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Lou Reed | Transformer (1972)

29/11/2013
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Usare nel Rock l'intelligenza solitamente riservata alla letteratura: è semplice e allo stesso tempo arduo il compito che si è prefissato Lewis Allan Reed (1942). Giovane ribelle e omosessuale punito con l'elettroshock, agitatore (contro) culturale coi Velvet Underground, autore di grandi testi, musicista dalla tecnica limitata ma dall'espressività formidabile. E soprattutto artista ambizioso e trasformista. Chiusa l'avventura col gruppo, segna indelebilmente gli anni 70 con dischi dalla musicalità cangiante, da reporter disincantato dei bassifondi. Un giornalista della decadenza. Reed si concede ogni genere di libertà, da dischi atonali basati sul feedback della chitarra elettrica a pasticci pseudo Rap. Negli anni 80 galleggia a stento per poi tornare a fine decennio con una nuova serie di capolavori. È passato attraverso ogni esperienza e ha continuato a spiazzare legandosi sentimentalmente a Laurie Anderson. È l'epitome della coolness newyorchese.

 

Transformer
RCA, 1972 – ★★

Questo lavoro, prodotto da David Bowie e dal chitarrista Mick Ronson, promuove Lou al rango di “drag queen” del Rock decadente. Ed è proprio Bowie, appassionato cultore dei Velvet Underground, a caratterizzarne il suono urbano focalizzato sull'ambiguità sessuale: un Rock crudo e affilato (Vicious, I'm So Free) che cede sovente il passo alle atmosfere agrodolci e teatrali tipiche del Glam (Satellite Of Love, Goodnight Ladies). Nel cuore di quest'odissea della trasgressione svettano grandi capolavori: la melodica, commovente Perfect Day e la swingante Walk On The Wild Side, struggente déjà vu dedicato ai personaggi della Factory newyorkese di Andy Warhol.

 

Canzone: Satellite of love

Satellite's gone
up to the skies
Thing like that drive me
out of my mind

I watched it for a little while
I love to watch things on TV

 

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