L'album della settimana

Facebook Twitter Google+ Feed RSS

Pearl Jam | Vitalogy (1994)

17/01/2014
Facebook Twitter Google+ Invia per e-mail

Il surfista di San Diego Eddie Vedder (1964) viene reclutato da una coppia di musicisti di Seattle, ex Mother Love Bone: sono il chitarrista e formidabile creatore di riff Stone Gossard (1966) e il bassista Jeff Ament (1963), amante dell'Hardcore. Con loro c'è un chitarrista solista locale appassionato di Metal e Blues, Mike McCready (1966). La band diventa l'anello di congiunzione fra i classici anni 70 e il nuovo Rock anni 90. Vicini alla scena Grunge, i Pearl Jam vantano un cantante d'immenso carisma dotato di una gran voce, un repertorio efficace, una solida etica, un impatto dal vivo formidabile. E infatti ottengono un successo strepitoso che sabotano rifiutandosi, per un certo periodo, di girare videoclip e concedere interviste. Animati da spirito integralista, sopravvivono a un periodo caotico e pubblicano dischi dallo stile consolidato, eppure animati da sperimentazioni, deragliamenti, sorprese. I loro concerti sono leggendari: il pubblico li segue di data in data e loro lo ripagano pubblicando le registrazioni di quasi tutte le performance.

 

Vitalogy
Epic, 1994 – 

Il peso della fama, il malessere strisciante e il caos che li circonda rende il terzo album drammaticamente intenso. Il suono è grezzo e urticante. Ogni ammiccamento è bandito, nonostante la presenza della splendida melodia di Better Man che Vedder si porta appresso da molti anni. Il disco affronta in modo poetico i temi della vita e della morte, ma anche della popolarità. Quest'ultima si declina in un attacco velenoso ai fan superficiali (Not For You) e in uno sfogo del cantante ‘derubato’ della propria privacy (Corduroy). Di mezzo ci si mette pure la morte di Kurt Cobain, che parrebbe ispirare la versione definitiva di Immortality. Il tutto racchiuso in una confezione che riproduce un libro d'inizio secolo di consigli (bizzarri e bigotti) per una vita sana. Musica e packaging sono una pazzia anticommerciale. Quasi il suicidio della band più popolare d'America.

 

Canzone: Better Man

Waitin', watchin' the clock, it's four o'clock, it's got to stop
Tell him, take no more, she practices her speech
As he opens the door, she rolls over...
Pretends to sleep as he looks her over

She lies and says she's in love with him, can't find a better man...
She dreams in color, she dreams in red, can't find a better man...
Can't find a better man
Can't find a better man

 

Piattaforma Spotify

 

Piattaforma Grooveshark

Lascia un Commento

Se vuoi, facci sapere cosa ne pensi. Il tuo commento verrà letto dal moderatore del blog, che deciderà se pubblicarlo. Vogliamo che queste pagine siano piacevoli da leggere, ordinate e informative, e dunque pubblicheremo solo i commenti che contribuiscano in modo costruttivo alla discussione, con idee e critiche nuove e originali, senza ripetere argomentazioni e preoccupazioni che hanno già trovato voce in commenti precedenti. Prima di scrivere, è una buona idee leggere i nostri consigli di netiquette: seguirli rende più probabile che il tuo commento sia pubblicato.