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Nick Drake | Bryter Layter (1970)

19/03/2016
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Nicholas Rodney Drake nasce nel 1948 a Rangoon, dove il padre lavora come ingegnere, ma già nel 1951 la famiglia ritorna in Inghilterra. I genitori amano la musica classica e Nick quando ha 4 anni impara a strimpellare il piano. Più tardi passa al clarinetto e al sax, diventando un fan dei Beatles. A questo punto si compra una chitarra e studia a lungo la tecnica di John Renbourn e Davey Graham. È Ashley Hutchings, dei Faiport Convention, che, innamoratosi di una sua demo, lo presenta al produttore Joe Boyd (Pink Floyd) che lo mette sotto contratto. Appena dopo l’uscita del secondo album, Bryter Layter, Nick inizia ad auto isolarsi, subendo un forte distacco nei confronti della propria musica e rendendosi anche conto di non amare più la sua famiglia. Ciononostante chiama l’amico John Woods e in due soli giorni registra una pietra miliare della musica, Pink Moon. Ma la situazione psicologica peggiora e i genitori lo costringono a cure antidepressive. Nel ’74 decide di andare in Francia e contatta Francoise Hardy, per registrare con lei un disco, ma poi non se ne farà nulla. Passa le sue notti insonni, continua a suonare e a scrivere, ma certe volte gli sembra d’impazzire dalla stanchezza. Il 24 novembre del ’74 Nick ingoia un flacone di Tryptizol: non si sveglierà mai più. Uno dei più grandi, e influenti, menestrelli del secolo scorso lascia orfani una miriade di estimatori ed altri se ne aggiungeranno negli anni.

 

Bryter Layter
Island, 1970 – ★★★★★

L’album che raggiunge il perfetto equilibrio fra intimismo delicato e qualità comunicativa, tra densità poetica e ricchezza strumentale. Boyd rinforza l’impianto sonoro mettendo in campo un cast stellare, oltre al chitarrista Richard Thompson (già presente nell’album di esordio) ci sono la viola, la celesta e la spinetta di John Cale, i sax di Ray Warleigh e la sezione ritmica dei Fairport Convention (Dave Pegg e Dave Mattacks) che regala venature Folk-Pop (Hazey Jane II e l’inarrivabile Northern Sky), Cool Jazz (At The Chime Of A City Clock) e sudamericane (Poor Boy): musiche eteree, fragili eppure straordinariamente intense.

 

Canzone: Northern Sky

I never felt magic crazy as this
I never saw moons knew the meaning of the sea
I never held emotion in the palm of my hand
Or felt sweet breezes in the top of a tree
But now you’re here
Brighten my northern sky.

 

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