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Leonard Cohen | Popular Problems (2014)

11/11/2016
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Avvicinatosi alla poesia a metà degli anni 50, fin dai tempi dell'Università a Montreal, Leonard Cohen (1934-2016) lavora sulla canzone a partire dal 1966, raccogliendo immediati, entusiastici riscontri. La sua vita appartata e discreta trova modalità d'espressione anche nella parola scritta e nella pittura. Ebreo approdato al buddhismo, la sua potente spiritualità ha attraversato decenni di canzoni ad altissimo livello. Il figlio Adam ne ha seguito le orme.

 

Popular Problems
Columbia, 2014 – ★★★

Il regalo per i suoi ottant'anni esteso al popolo dei devoti e di chi farebbe ancora in tempo a scoprirne la maestosa poesia di canto e di scrittura. Firmato quasi tutto in compagnia del produttore Patrick Leonard, il disco è una perfetta esemplificazione di come vada trattata la fragile materia della musica popolare. Esteta capace di raccontare e diffondere rara bellezza, la raccolta di Cohen è un prodigio di equilibrio, potenza, profondità, con i versi miscelati in una soluzione di estatico equilibrio, dove tutto si muove istruito dal magic touch della voce, mentre con un tocco di blues strisciante, gli strumenti e i musicisti danzano leggiadri tutto intorno. Slow, My Oh My, You Got Me Singing resteranno nei piani alti della canzone dei nostri tempi.

 

Canzone: My Oh My

Wasn't hard to love you
Didn't have to try
Wasn't hard to love you
Didn't have to try
Held you for a little while
My Oh My Oh My

 

Commenti | Una risposta

  1. HALLELUJAH, LEONARD COHEN! Questo 2016 tremendo si conferma e non si smentisce. Un anno che continua a portarsi via tanti artisti, come non mai tutti insieme. Funesto per la Terra, ma- forse, spero- non per il cielo. Anche Leonard Cohen ci ha lasciati. A 82 anni il musicista che ha indicato e segnato il sentiero a molti altri, che ha influito sul mondo della musica come pochi, è volato via. Autore prolifico, eclettico, poeta – nasce come poeta- sempre in bilico fra la depressione e la passione, fra il misticismo e l’amore terreno e sensuale – che si evidenzia ai livelli più alti in “Halleluja”, uno dei capolavori in musica della poesia prestata all’arte delle Note -. Una produzione letteraria che conta anche racconti e romanzi ,accanto ad una vasta produzione musicale che ha regalato al mondo dei capolavori assoluti. Un mondo il suo che risponde alla caratteristiche di modernità e nel contempo amore per l’antico, per un artista ebreocanadese che più europeo non si potrebbe. Al centro dei suoi lavori sempre l’Uomo, nelle sue numerose variazioni sul tema. È difficile non accumulare banalità quando si parla di un poeta come Leonard Cohen.
    La sua musica, e ancora di più i suoi testi, possono bene inserirsi nel solco di quella poesia anglosassone che unisce il testo con la musica, il cui riconoscimento ufficiale è arrivato con il Nobel a Bob Dylan.
    Nell’antica Grecia, a Roma, alla poesia si accompagnava il canto. Nel medioevo i bardi e i trovatori univano al canto le rime e edificarono, in Europa, un modo di espressione che ora è stato evidentemente ripreso e valorizzato in una unità stilistica alla quale è stata data piena dignità e riconoscimento.
    L’idea che vi fosse una letteratura vista in questa chiave non è mai stata accettata pienamente. Anche se l’opera italiana, e non solo quella, si faceva un vanto di ” narrare in musica” o ” musicar cantando” in una forma d’arte nazionalpopolare autentica ed apprezzata.
    Ebbene, Leonard Cohen è stato un epigono degli antichi lirici greci, dei bardi e dei trovatori medioevali.
    Nella sua opera il testo non era distinguibile, anzi non era concepibile senza la musica. E non è il caso di scomodare Wagner.
    Composizioni come ” Halleluja” o “Dance me to the end of love” sono vere e proprie pietre miliari di una nuova, modernissima sensibilità artistica, che ha fatto epoca e che troverà, speriamo, un seguito numeroso fra le nuove generazioni di musicisti. Ma che, stando alle attuali potenzialità, difficilmente riuscirà ad eguagliare Cohen

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