La parola al traduttore

Facebook Twitter Google+ Feed RSS

Benvenuti

24 ottobre 2011
Facebook Twitter Google+ Invia per e-mail
Print Friendly

Heavenly father, the creature was bilingual!
(S. Beckett, More pricks than kicks)

 

Tradurre è molto più che trasporre un testo da una lingua a un’altra, ed è un’operazione ben più complicata che mettere in riga i significati delle parole. Tradurre, infatti, significa ricreare e reinventare un testo sfruttando le potenzialità della lingua.

Questa rubrica intende offrire uno spazio di parola a quel particolare professionista del linguaggio che è il traduttore: un maneggiatore/ manipolatore di parole che si scontra quotidianamente con la lingua e i suoi significati.

Di volta in volta, un traduttore affronterà un particolare termine, un’espressione, un proverbio o un modo di dire per il quale non sempre esiste un traducente adeguato registrato nei dizionari, e che occorre costruire ingegnosamente o creare ad hoc per le specifiche esigenze del testo. I dizionari, infatti, costituiscono un prezioso strumento di lavoro a disposizione del traduttore, ma spesso le strade per arrivare alla soluzione più adatta, le mot juste, seguono traiettorie imprevedibili e percorsi non necessariamente prestabiliti.

Questa rubrica vuole essere una sorta di “aneddotica della traduzione” che rivela il processo di ricerca della risposta alla sfida sempre aperta della traduzione.

Commenti | 23 risposte

  1. Molto interessante. Se ho ben capito, vedremo come i traduttori si perdono, per ritrovare la lingua. Mi sembra un viaggio particolarmente istruttivo…

  2. Bellissima iniziativa, bello anche il riferimento a Beckett e alla sua opera che in italiano, tra l’altro, è “Più pene che pane”… calza a pennello con la situazione dei traduttori di ieri e di oggi.

    Seguirò sicuramente questa rubrica, buon lavoro!

  3. Ciao,
    io sono un traduttore, anzi, un traslocatore di parole. Inizio a seguirvi e poi vediamo, non sia mai che s’instaura un’amicizia.
    W

  4. Bello!

    Bella iniziativa. E poi, ricordarci di Beckett che, da inglese, scriveva in francese le sue opere per concentrarsi meglio sulle parole che scriveva… ottimo!

    Sono incuriosito!

    Quindi, Buon Lavoro!

    Duilio
    dalla Siclia

  5. Grazie Simona,

    ottima e lodevole iniziativa: i traduttori sono stanchi di lasciare le loro sudate parole nell’ombra; hanno voce “in capitolo” da far ascoltare, storie da raccontare e, perché no, interessanti idee da proporre.

    E’ giunta l’ora di uscire allo scoperto per far conoscere i segreti del nostro amato mestiere. Divulgare il processo mediante il quale le parole vengono sgrossate, cesellate, limate finché l’agognato prodotto finale non brilli di luce propria!
    Olé! :D

    Saluti,
    Pierluigi

  6. Grazie a tutti per l’interesse e la curiosità. Abbiamo pensato questo spazio come una sorta di finestra dalla quale osservare il viaggio delle parole da una lingua all’altra, da un mondo a un altro.
    Sotto il segno di Beckett, in nome dell’amore per le parole. Vi aspettiamo all’inaugurazione ufficiale, mercoledì 2 novembre. Non mancate!

  7. Bella iniziativa davvero. Anche per i non traduttori. Seguirò con molto interesse e diffonderò. Lu

  8. Che bello vedere che almeno qualcuno tiene conto di questa importantissima figura professionale! Finalmente! Continuerò sicuramente a seguirvi.
    Una (quasi) traduttrice

  9. Grazie per questa bellissima iniziativa.
    Mi viene mente una frase del viennese Karl Kraus, citata di recente da un congressista, che recita più o meno così “Più guardate una parola da vicino, più questa vi guarda da lontano”.
    Buon lavoro!

  10. Sono un’aspirante traduttrice e, purtroppo, in pochi spesso si rendono conto del grandissimo impegno richiesto da questo bellissimo lavoro! Complimenti! L’idea di questa rubrica è stupenda! La seguirò senz’altro!!

  11. Idea splendida, interessantissima per me che sono una traduttrice in erba e credo di aver tanto da imparare!

  12. Da appassionata traduttrice di favole e di termini giuridici mi interessa moltissimo sapere come se la cava chi ha a che fare con tontogrilli, rintoferonti e snuali.
    Sono d’accordo con Karl Kraus .

  13. Anche se un po’ – un po’ tanto! – in ritardo, vi faccio i miei complimenti per aver aperto questo spazio virtuale per far vedere che cosa sottintende il lavoro (anzi, l’arte) del traduttore… Ho letto qualche articolo, e devo dire che sono ottimi; secondo me sono rivolti sia per chi come me è desideroso d’imparare qualcosa (sperando di metterlo in pratica in futuro!) sia per chi è curioso di scoprire cosa c’è dietro la traduzione.
    Chi può faccia circolare questi interventi!

    Di nuovo complimenti, e buon proseguimento! Seguirò con piacere e interesse i futuri articoli…

Lascia un Commento

Se vuoi, facci sapere cosa ne pensi. Il tuo commento verrà letto dal moderatore del blog, che deciderà se pubblicarlo. Vogliamo che queste pagine siano piacevoli da leggere, ordinate e informative, e dunque pubblicheremo solo i commenti che contribuiscano in modo costruttivo alla discussione, con idee e critiche nuove e originali, senza ripetere argomentazioni e preoccupazioni che hanno già trovato voce in commenti precedenti. Prima di scrivere, è una buona idee leggere i nostri consigli di netiquette: seguirli rende più probabile che il tuo commento sia pubblicato.