La parola al traduttore

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Usi, non-usi e implicazioni delle parole di guerra

Le parole nascono, evolvono, compaiono e scompaiono. In qualche caso seguono le mode e le necessità stilistiche ed espressive, in qualche altro si piegano alle contingenze. Così pure evolvono i loro usi e contesti, le loro implicazioni e quello che anche il loro repentino non-uso sottolinea.

Anna Bissanti 5 settembre 2012
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Tradurre Joyce: un’arte con la F maiuscola

Tutta l’opera di Joyce, come tanti studi di questi anni non mancano di sottolineare, è scritta, cifrata, intessuta a partire da una matrice linguistica che dell’inglese non ha se non l’aspetto esteriore, mentre l’anima soggiacente risponde a registri, lessico, sintassi, retoriche essenzialmente irlandesi.

Enrico Terrinoni 5 luglio 2012
London

Le manipolazioni del testo: The Call of the Wild di Jack...

Le insidie del tradurre non sono meno spinose nel caso di un romanzo rubricato come “classico per ragazzi”. La canonicità di un testo, infatti, non basta a preservarlo da alcune tendenze deformanti…

Eleonora Gallitelli 20 giugno 2012
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I vichinghi alla conquista del mercato globale

Sui víkingar, i vichinghi, tutti bene o male si sono fatti un’idea. C’è chi li immagina con elmetto, corna e barba folta, chi li confonde con Obelix (che invece era un gallo), chi li considera esponenti di una civiltà grezza e barbara, chi attinge alla loro cultura per comporre i testi della musica heavy metal.

Silvia Cosimini 6 giugno 2012

Elogio del dizionario

La parola ha una vita sua e ispira chi traduce con la sua capacità di evocare immagini e suoni, soprattutto se è ricca di connotazioni. Ma anche se la parola è semplicemente denotativa, finché non si trova continua a seminare scompiglio sulla tastiera. È a questo punto che mi viene di nuovo in soccorso il dizionario in italiano. Ma come si fa quando la parola in italiano non c’è?

Franca Cavagnoli 23 maggio 2012
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Il doppio gioco dell’ironia

Confrontarsi con i giochi di parole può essere una vera e propria sfida, perché non sempre è possibile mantenere in equilibrio la polisemia d’origine con la resa linguistica nella bilancia della traduzione finale. E se la lingua di arrivo non fosse abbastanza “ospitale” per l’ironia della lingua di partenza?

Ramona Ciucani 9 maggio 2012
cop huxley il genio

Tradurre la metafora: l’oca di Virginia Woolf

Tradurre ci piace perché ci permette di viaggiare, oltre che nel tempo e nel mondo dello scrittore, anche nel suo universo mentale, scoprendo percezioni e punti di vista molto lontani dai nostri. Da ogni viaggio nella traduzione usciamo arricchite e più flessibili, come se davvero fossimo andate lontano. Il nostro corpo era seduto alla scrivania, ma la mente… la mente ha viaggiato e ha ampliato i propri orizzonti.

Cosi & Repossi 26 aprile 2012
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Le circumnavigazioni del traduttore

Se potessi ricordare tutto ciò che ho imparato traducendo, sarei un esperto di Seneca e di vini francesi, di giurisprudenza danese e parassiti africani, di sintomi di avvelenamento da radiazioni, geologia, droga, armi da fuoco e caccia alla foca. Invece no. Invece fatico più di altri persino a tenere a mente i concetti della vita quotidiana, nella quale peraltro le tecniche di caccia alla foca non avrebbero nemmeno un loro perché.

Bruno Berni 11 aprile 2012
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Tradurre la lingua nel tempo

Partecipando alla recentissima operazione di trascrizione di novelle del Quattrocento e del Cinquecento italiano a cura di Elisabetta Menetti (Novelle stralunate dopo Boccaccio. Riscritte nell’italiano di oggi, Quodlibet 2012) sono incappata in un altro scoglio che spesso affiora quando ci si trova a tradurre da altri mondi e da altre culture: il linguaggio metaforico.

Simona Mambrini 28 marzo 2012
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'To frown', 'to roll one's eyes', 'to shrug': tradurre la...

Esiste un fenomeno, ormai piuttosto diffuso e codificato nella letteratura di lingua inglese di genere Young Adult, che rischia di contaminare anche l’italiano e riguarda uno slittamento di significato, non ancora registrato dai dizionari, in certe parole o espressioni. Alcuni verbi sono infatti segnali o simboli di “altro”, e di frequente è scorretto o vano tradurli attingendo in maniera automatica al repertorio dei vocabolari. Ma entriamo nel dettaglio.

Luca Fusari e Chiara Marmugi 14 marzo 2012
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Facile come girare all’insù il palmo della mano:...

Tra le numerose sfide che la lingua cinese pone ai traduttori ce n’è una dal sapore tutto particolare per la sua poetica singolarità: si tratta della traduzione dei chengyu, espressioni idiomatiche fisse di derivazione classica – generalmente di soli quattro caratteri – che illustrano in modo sintetico ma suggestivo un gran numero di concetti, arricchendo ancor oggi sia il testo scritto che la lingua parlata.

Lucia Regola 5 marzo 2012
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Le vie della traduzione sono infinite

Un po’ in affanno, come sempre e come tutti, arrivo all’ultima riga dell’ultima pagina del romanzo che sto traducendo (Elias Khuri, Facce bianche, Einaudi 2007). La storia è una sorta di inchiesta su un omicidio e si conclude con un nulla di fatto. L’ultima frase recita: “Gli scenari possibili, dunque, sono tre,” e già così il romanzo sarebbe coerentemente concluso. Sennonché, l’autore prosegue con una di quelle espressioni che fanno tremare i polsi ai traduttori…

Elisabetta Bartuli 21 febbraio 2012