La parola è servita

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Mettere il sale sulla coda

4 gennaio 2013
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Quando l’uomo à cavalcato queste XII giornate, trova uno castello ch’à nome Tahican, ov’è grande mercato di biada; e è bella contrada. E le montagne di verso mezzodie sono molto grandi, e sono tutte sale. E vegnono da la lunga XXX giornate per questo sale, perch’è lo migliore del mondo; e è sì duro che no se ne può rompere se non con grandi picconi di ferro; e è tanto che tutto il mondo n’avrebbe assai in fino a la fine del secolo

De la montagna del sale, Marco Polo (Il Milione)

 

 

Vi è mai capitato di mettere del sale sulla coda?

Certo, magari per aggiustare una saporitissima “coda alla vaccinara”, o per meglio gustare le carni di manzo di un lungo bollito che in questi giorni d’inverno e di festa riscaldano animi e stomaci e umidificano la casa di un sapore antico…

Ci occupiamo di un’altra locuzione e di un modo di dire figurato tratto dal lessico gastronomico e alimentare di base. E’ ora la volta di  esaminare l’espressione mettere il sale sulla coda a qualcuno per intendere “bloccare, catturare qualcuno” (Grande Dizionario della Lingua Italiana).

Quanto il sale abbia caratterizzato la nostra civiltà fin dalle primissime origini è un dato che forse si è perduto nella memoria recente di fronte alla necessità di controllare i regimi alimentari: ipertensione arteriosa e cellulite gli han dichiarato guerra! Ma il sale è all’origine della vita e fondamentale al suo sostentamento. Solo l’invenzione della refrigerazione e delle tecniche di inscatolamento ne hanno minato il primato di principale conservante per alimenti e derrate: la salagione (di carne, pesce, formaggi, verdure) consentiva la disponibilità per lunghi periodi e vaste tratte di cibo pronto all’uso. Da un punto di vista storico poi, la ricerca e approvvigionamento del sale ha portato l’uomo in terre lontane e inesplorate, lo ha spinto a produrlo con ogni mezzo e ogni luogo fino a controllarne i preziosi flussi commerciali con gabelle, tasse e imposizioni.

Il valore universalmente noto del sale si è presto spostato nel campo metaforico e simbolico da cui sono generate tutta una serie di espressioni del tipo sale in zucca (e al contrario: cavare sale da una zucca o da una rapa), sale in doganacum grano salisparlare col salesguazzare a sale , essere in forma di sale: tutte a indicare arguzia e acutezza d’ingegno, talora sapienza. Politicamente scorretto ci risulta invece dare il sale a qualcuno per “canzonare, dileggiare qualcuno”. Anche sul piano magico-sacrale il sale gode di un particolare status: alla festa di San Rocco per esempio, in parecchie zone d’Italia, era usanza far benedire il sale da somministrare poi al bestiame per garantirne salute e prosperità.

A quale dei due significati si può ricondurre la locuzione mettere il sale sulla coda a qualcuno? A quello proprio o a quello metaforico e figurato? Gli esempi tratti dalla letteratura ci aiutano a contestualizzare e a comprendere il senso. Alcuni ci riportano a una precisa situazione: quella di mettere del sale sulla coda di un uccello per catturarlo. Cosi il romano Belli nelle due terzione finali del sonetto La santissima Ternità: “E ‘r piccione vò ddì che ttanto cuanto/ Che la gabbia der crede sce se schioda,/ Addio piccione, addio Spiritossanto.// E allora sti dottori de la bbroda/ Currino appresso a mmetteje cor guanto/ Un pizzico de sale in zu la coda./” In Amuleto (1897) di Neerea (al secolo la scrittrice milanese Anna Radius Zuccari) “Anche Pietro mi ridiceva gli aneddoti del tempo passato; uno de’ suoi favoriti era quello dei miei cinque anni, quando egli mi aveva persuasa che si prendono i passeri ponendo loro un granello di sale sulla coda ed io uscivo in giardino colle tasche piene di sale. E rideva, rideva ancora il buon uomo”. Cesare Cantù usa l’espressione in senso più generico, vale a dire quella di catturare, fermare qualcuno. “Cosa credete, che Pisa sia un orto? bisognava mettergli un grano di sale sulla coda. In fatto Ramengo gli sfuggì pur troppo, ed egli si rimase col suo farnetico” (Margherita Pusterla, 1880). Ancora Bruno Barilli usa la locuzione nel senso più ampio e generico di “conquistare il favore di qualcuno”, in questo caso del pubblico dato che il musicista non era riuscito a farlo prima con la perizia e sagacia (sale in breve) della sua arte “Non è a dire… la nostra meraviglia e la nostra incredulità quando abbiamo saputo che un giovine musicista italiano armato, ma solo e sconosciuto, era riuscito a mettere il sale sulla coda del pubblico, quel sale proprio che egli aveva tanto risparmiato nel condimento della sua opera.” (Il sorcio nel violino, 1926).

Perché dunque mettendo il sale sulla coda di qualcuno lo si blocca, lo si cattura? Potremmo forse pensare all’immagine biblica della moglie di Lot che, durante la distruzione di Sodoma e Gomorra, fu trasformata in statua di sale per essersi voltata indietro a guardare (Genesi, 19, 26). Ma la strada non è questa e pare sia proprio quella indicata da Neerea, e cioè al consiglio, scherzoso e inutile, dato ai bambini di poter acciuffare gli uccellini che stanno rincorrendo mettendo ai malcapitati volatili del sale sulla coda. E’ evidente che nel momento in cui i bambini riuscissero a mettere del sale sulla coda agli uccellini significherebbe che li avrebbero già presi e ben serrati nelle loro mani!

 

Buon anno a tutti… con poco sale!

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