La posta del professore

Facebook Twitter Google+ Feed RSS

Si dice “abito a Milano” o “abito in Milano”?

03/08/2011
Facebook Twitter Google+ Invia per e-mail

Ultimamente ho trovato spesso l’espressione ‘abito in Milano’: ho sempre pensato che fosse corretto dire e scrivere ‘abito a Milano’: può aiutarmi a dirimere il dubbio?
Mariella

 

Gentile signora Mariella,
secondo noi l’uso prevalente segue le regole deducibili dai seguenti esempi:
- abito a Parigi, a Lecco, a Cervinia [città, paese];
- abito in Brianza, in provincia di Parma, in Piemonte, nel Lazio, in Ungheria, in Australia [zona, regione, stato, continente];
- abito a Capri, all’Elba, alle Hawai, a Bali [isola piccola o medio piccola];
- abito in Corsica, in Sicilia, nel Borneo [isola medio grande o grande].
Invece ‘abitante in Milano’ è tipico del linguaggio burocratico.

Con i miei migliori saluti,
Lorenzo Enriques

Commenti | 2 risposte

  1. Gentile Professore,
    prendo spunto dalla sua risposta a questa lettera perché mi ha riportato alla memoria un dubbio a cui ho dovuto far fronte qualche tempo fa.
    Lei scrive: “secondo noi l’uso prevalente …”
    Mi è capitato di dover correggere una lettera per un conoscente che esordiva con:
    Egregio presidente Tal dei Tali,
    le scrivo in qualità di amministratore delegato della ditta …

    La lettera però continuava al plurale “avremmo intenzione di proporci …”

    Il mio dubbio è:

    Se scrivo a mio nome, o mi presento come rappresentante di un gruppo ma firmo con il mio nome, è corretto utilizzare il plurale nel corpo della lettera?

    Ringraziandola per le risposte, ma soprattutto per le nuove curiosità che le sue repliche mi fanno sorgere, le porgo i miei migliori saluti.

    Sara

    • Gentile Signora,

      mi pare del tutto normale dal punto di vista logico (e anche corretto dal punto di vista linguistico) che il responsabile di un’azienda – anche se si presenta e si firma come persona singola – usi il ‘noi’ nel riferire i propositi o le opinioni dell’azienda stessa: non è neppure un caso di plurale maiestatis, il ‘noi’ usato dai regnanti o dai capi di stato per non dire ‘io’, ma è lingua comune: ad esempio non c’è nulla di male a scrivere: “Caro Arturo, ti ringrazio per l’invito: arriveremo venerdì nel primo pomeriggio e ci fermeremo da voi per sei settimane” (O meglio: l’unica cosa scorretta è preannunciare una visita di sei settimane a un amico che aveva scritto soltanto: “Se per caso passate da queste parti, veniteci a trovare”…).
      Continui pure a farmi domande.

      Con i miei migliori saluti,

      Lorenzo Enriques