La posta del professore

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Marche d’uso: ‘colloquiale’ non è ‘familiare’

06/04/2012
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Gentile Professore,

sto svolgendo una tesi che ha per argomento il cambiamento sociale nel corso delle epoche, analizzato, però, attraverso le definizioni dei dizionari. Uno dei capitoli è dedicato alle marche d’uso e la contatto per risolvere un dubbio.

Ho notato che a partire dalla dodicesima edizione dello Zingarelli è comparsa la marca colloquiale, che va ad aggiungersi a familiare. Non riesco a capire la distinzione tra le due: entrambe sono riconducibili al registro espressivo tipico delle situazioni informali e, almeno sul piano del significato letterale, sembrano perfettamente sinonimi. Ho ipotizzato che il livello familiare possa essere attribuito a vocaboli impiegati nella conversazione quotidiana tra familiari e parenti, ma lo stesso porterebbe a pensare la marca colloquiale. Probabilmente quest’ultima marca si riferisce invece a una serie di termini che presentano una qualche dose di poca raccomandabilità nei contesti formali, al pari delle parole familiari, ma diversamente da queste possono essere usate anche in una cerchia più estesa di conoscenti. Spero che potrà aiutarmi a capire meglio la differenza.

La ringrazio in anticipo.

Un cordiale saluto,

Cristian

 

Gentile futuro Dottore,

in estrema sintesi:

 

1) colloq. è ciò che viene usato nel parlato ma che una persona colta esiterebbe a usare in un testo scritto formale:

- abbuffata per gran mangiata

- amen nel senso di non parliamone più

- l'anticamera del cervello

- che ci azzecca per che c'entra

- bidone per truffa

etc.

 

2) fam. è ciò che è riservato a una cerchia di amici ristretta, che si tende a non usare con sconosciuti

- briscola per percossa

- mi è andata buca per ho fallito

- prendere per il sedere per canzonare

- avere una fortuna schifosa

 
3) volg. contraddistingue ciò che la persona educata non usa: c'è soltanto l'imbarazzo della scelta...

 

Con i miei migliori saluti,

Lorenzo Enriques