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ad blocker

19/02/2016
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ad blocker – sostantivo

dark Web – sostantivo

sharing economy – sostantivo

L’emoji conosciuta come Face with Tears of Joy è stata la parola dell’anno 2015 per l’Oxford Dictionary, a discapito di altre parole e frasi molto interessanti. Tralasciando quelle che abbiamo già trattato in post precedenti, ad esempio Brexit, o quelle che non sono di nuovo conio, ad esempio refugee, incontriamo un gruppetto di parole che rispecchia molto bene alcuni aspetti della nostra società.

Tre candidate in lizza – tutt’e tre parole composte – fanno fede dell’importanza che il mondo online ha ormai assunto nelle nostre vite. Prendiamo ad blocker: sono sempre più numerosi coloro che vi fanno ricorso per bloccare quella fastidiosissima pubblicità che salta fuori quando stiamo navigando in rete, con grande rammarico dei content provider che temono di veder calare gli introiti.

Il Dark (o Deep) Web è quella parte del Web navigabile anonimamente e in cui si svolgono moltissime attività, alcune illegali o addirittura criminose. Entrambi gli appellativi, dark e deep, si riferiscono alla natura segreta e oscura del ‘Web nascosto’: pensiamo a deep space, lo spazio profondo, o ad una spia sotto copertura, a spy in deep cover; oppure alla misteriosa dark matter, la materia oscura e alle dark arts, le arti oscure.

Al contrario, la sharing economy, l’economia della condivisione che permette a un individuo di accedere a beni e servizi offerti da altri individui, spesso tramite un’app, sembrerebbe un modello economico encomiabile: in fondo la condivisione è sempre una buona cosa, no? Beh, secondo i critici si tratta semplicemente di un altro modo per le imprese di fare soldi senza gravarsi delle responsabilità e dei costi legati all’impiego di personale. La verità molto probabilmente sta nel mezzo.

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