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post-truth

12/12/2016
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post-truth – aggettivo

In this era of post-truth politics, an unhesitating liar can be king.

We have entered an age of ‘post-truth’ – and our entire political process has degenerated as a result.

The information age has created a post-truth world where any jackass can viralize libel without consequences.

È arrivata la stagione in cui i dizionari più autorevoli, alcuni istituti di lingua e cultura e altre organizzazioni annunciano le rispettive “parole dell’anno”. L’evento, che regolarmente ottiene grande risalto mediatico, ha generato scalpore l'anno scorso quando Oxford Dictionaries ha scelto non una parola ma l’emoji “Face with Tears of Joy”.

Quest’anno sono andati sul sicuro premiando un termine che per molti ben descrive i tempi in cui viviamo, post-truth, così definito: “relativo a circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti nel formare l’opinione pubblica del ricorso all’emotività e alle convinzioni personali”. Direte: è proprio necessario descrivere i fatti come oggettivi? Forse sì, in un’epoca in cui gli esperti sono ridicolizzati ed è comune sentir parlare della mia verità invece che della verità.

Post- è un prefisso utilissimo e può indicare, come in italiano, sia una successione nel tempo (a postdated cheque) sia un superamento – e quindi un’irrilevanza (a postindustrial/postracial society); questo è il senso che assume nel termine post-truth.
Origini del termine
Oxford Dictionaries fa risalire la nascita di post-truth al 1992, in un saggio del drammaturgo iugoslavo naturalizzato statunitense Steve Tesich. Dopo oltre due decenni di relativa oscurità il termine ha conosciuto un picco di popolarità in seguito ai recenti avvenimenti politici della Brexit nel Regno Unito e delle elezioni presidenziali degli Stati Uniti.

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