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no-platform

27/02/2017
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no-platform – sostantivo

no-platforming – sostantivo

no-platform – verbo

I have always thought that the no-platform approach is wrong.

The National Union of Students has a no-platform policy for the British National Party.

She believed he had endorsed transphobia and racism by signing an open letter against no-platforming last year.

Nick Lowles was reportedly “no-platformed” by the NUS in February on the grounds that he was seen to be “Islamaphobic”.

Quali sono i limiti della libertà di parola? Un individuo ha il diritto di esprimere e argomentare le sue opinioni in pubblico, per quanto detestabili possano essere, se resta entro i confini della legalità? E che dire del diritto di non essere esposti a idee o teorie che consideriamo offensive, ostili o addirittura scioccanti? Sono queste le problematiche legate alla questione del no-platform o no-platforming.

Si tratta della prassi, nata nelle università britanniche per impedire a individui e organizzazioni razziste e/o fasciste di prendere parte a dibattiti, fare propaganda o di candidarsi alle cariche del sindacato [degli studenti], di recente estesa all’ambito della politica della sessualità. Succede dunque che femministe, intellettuali e attivisti gay siano ospiti non graditi nei campus universitari per via delle loro opinioni su temi quali prostituzione, questioni razziali e di genere. Pare addirittura che a qualche oratore sia stato revocato l’invito a una data manifestazione, anche se molti sono i casi in cui una tale evenienza è stata ventilata ma non attuata.

Origini del termine

La prassi del no-platform venne stabilita negli anni ’80 dal sindacato nazionale degli studenti britannici. Il termine è formato dal prefisso no- e dal sostantivo platform nel significato di ‘opportunità di parlare ed essere ascoltati’.

 

Traduzione di Loredana Riu

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