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Take a knee

16/10/2017
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take a/the knee – locuzione

 

Tuberville took a knee with a minute to go.

The Huskies opted to take the knee to run out the clock.

He later transitioned to taking a knee in protest - saying he was doing so to show more respect for military veterans.

Millions of viewers witnessed American football players, among other athletes and celebrities, “take a knee” during the playing of the US national anthem ahead of kickoff.

Soldiers take a knee in front of a fallen brother’s grave, you know, to show respect.

 

La locuzione take a knee (o meno di frequente take the knee) viene dal football americano e descrive l’azione del quarterback della squadra in vantaggio che, a pochi secondi dalla fine, si inginocchia (poggiando un solo ginocchio a terra) con la palla in mano per fermare il gioco lasciando trascorrere il tempo.

Il take a knee di cui le news si sono occupate di recente rimane in ambito sportivo ma non ha niente a che fare con le regole del gioco: è la forma di protesta messa in atto da alcuni giocatori neri durante l’inno nazionale prima di una partita del campionato NFL. Una protesta pacifica nei confronti della disuguaglianza razziale negli Stati Uniti e del brutale trattamento della popolazione di colore da parte della polizia che ha scatenato le ire del Presidente; Trump ha twittato che l’azione dei giocatori dimostra mancanza di rispetto per la bandiera e per chi ha dato la vita per difenderla e, chiedendo il licenziamento dei colpevoli, ha esortato il boicottaggio dello sport finché la protesta va avanti.

 

Origini del termine

 

Il primo giocatore a mettere in atto questa forma di protesta silenziosa è stato il quarterback dei San Francisco 49ers Colin Kaepernick, che durante la stagione 2016 si è rifiutato di stare in piedi durante l’inno nazionale, prima restando seduto in panchina e poi inginocchiandosi. Sempre più giocatori hanno seguito man mano il suo esempio e dal football americano la protesta si è estesa ad altri sport, con squadre che rimangono negli spogliatoi durante l’inno o giocatori che formano una catena prendendosi sottobraccio, in segno di solidarietà alla causa. Ben Zimmer, giornalista del Wall Street Journal, fa risalire l’espressione al 1960.

 

Traduzione di Loredana Riu

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