Il traditore

Il traditore
It.-Fr.-Bras.-Germ.2019
GENERE: DrammaticoDURATA: 135′VISIONE CONSIGLIATA: Film adatto a tutti
CRITICA: ****
REGIA: Marco Bellocchio;
ATTORI: Pierfrancesco Favino; Maria Fernanda Cândido; Fabrizio Ferracane; Luigi Lo Cascio; Fausto Russo Alesi; Nicola Calì; Giovanni Calcagno; Bebo Storti;

All’inizio degli anni ’80 infuria la guerra tra le famiglie mafiose per il controllo del traffico di eroina. Si celebra una tregua tra Totò Riina e i Corleonesi con una grande festa, durante la quale Tommaso Buscetta – “soldato semplice” di Cosa Nostra – intuisce l’imminente pericolo e decide di emigrare in Brasile con la ultima moglie e alcuni dei suoi figli. In seguito, decine di uomini, tra cui anche il fratello e i 2 figli maggiori di Buscetta, vengono brutalmente uccisi uno via l’altro. La polizia brasiliana lo arresta, lo tortura e ne decide l’estradizione. Ma il giudice Giovanni Falcone gli offre di collaborare con la giustizia. Buscetta accetta e grazie alle sue dichiarazioni viene istruito un maxi-processo con 475 imputati. La mafia è decimata, ma Riina latita. E la risposta non tarda ad arrivare: il giudice Falcone con la moglie e la scorta cadono vittime di un attentato. La collaborazione di Buscetta si intensifica, fa i nomi di politici, Riina è finalmente arrestato, ma quando “il traditore” mette in mezzo Andreotti è la fine: una campagna mediatica è messa in atto contro di lui per screditarlo e la sua popolarità e attendibilità precipitano. Buscetta lascia l’Italia e muore di malattia a Miami prima che la vendetta di Cosa Nostra lo raggiunga. E’ Storia, Storia contemporanea quella che Bellocchio decide di raccontare nel suo ultimo film: un’opera politica, civile, di denuncia sociale dove, tralasciando indagini psicologiche o nevrosi che non appartengono a questo ambiente, l’Autore documenta i fatti con una precisione, una puntualità e un’asciuttezza di linguaggio e di immagini (splendida la fotografia di Vladan Radovic che accompagna e sottolinea le diverse situazioni con scelte cromatiche e di luci di grande efficacia) davvero ammirevoli. Grazie anche al contributo poliedrico di Favino, il ritratto del “boss dei due mondi” è quello di un personaggio carismatico, lucido, dalla forte personalità, a modo suo un uomo d’onore, che sceglie di parlare non per vendetta, ma perché non si riconosce più in quella che era per lui una sorta di antica confraternita, una società di mutuo soccorso con regole e leggi interne, diventata una banda criminale che scatena guerre insensate e uccide innocenti, donne e bambini compresi. Apprezzabile anche la scelta di tutto il cast: attori di primo e secondo piano che lavorano con un affiatamento e una credibilità che raramente si vede a questo livello in un’opera italiana.