Scritture creative

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Scritture raffinate #6: chi ha vinto

7 dicembre 2011
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Questa e-mail è il testo che abbiamo sottoposto al vostro giudizio nello scorso post:

salve prof, sono uno studente del suo corso. Per motivi di salute non ho potuto essere a lezione nelle ultime due settimane :’(
Avrei bisogno di sapere da Lei alcune cose:
- Il risultato della prima prova svolta in data 12 marzo
- E’ ancora possibile iscriversi alla seconda prova?
- Infine, se il risultato della prima prova è insufficiente, si può rifare?
La ringrazio e le porgo distinti saluti
rossi bruno

I problemi

Le prime cose che si notano sono l’amichevole salve prof della formula di esordio, e la faccina triste alla fine del primo capoverso. Sono elementi di registro colloquiale che stonano con il tipo di relazione che si suppone esista tra studente e docente universitario, e giustamente molte delle vostre proposte di scrittura correggono questo aspetto. In realtà, però, si può anche immaginare il caso di un docente che accetta tranquillamente, o incoraggia o adotta lui stesso un registro disinvolto. Quindi potremmo considerare queste soluzioni inappropriate e da evitare solo conoscendo il contesto in cui l’e-mail è stata prodotta (comunque, a proposito delle faccine, se non conosciamo bene i gusti del nostro interlocutore, anche in contesti informali sarà meglio evitare di usarle perché sono molte le persone che le trovano fastidiose o puerili).

Quello che invece di sicuro non funziona è l’alternanza di due registri opposti: quello basso, dato appunto dall’esordio confidenziale, dalla faccina e dallo stile minuscolo anche per nomi propri (rossi bruno);  e quello alto, dato dalle maiuscole reverenziali (sapere da Lei), e dalle formule cerimoniose (le porgo distinti saluti) o burocratiche (svolta in data 12 marzo).

Un’altra incoerenza si trova nell’uso non sistematico della maiuscola reverenziale: si può discutere se sia più o meno opportuno usarla, ma se si decide di farlo bisogna essere coerenti (quindi anche in studente del Suo corso e Le porgo distinti saluti). In generale, comunque,  noi suggeriamo di non usare la maiuscola reverenziale, che è spesso avvertita come eccessivamente cerimoniosa e un po’ antiquata, specialmente se usata in una e-mail.

Per quanto riguarda la lista verticale, il difetto più grosso è dato dalla mancanza di parallelismo fra gli elementi della lista (un’espressione nominale seguita da due frasi interrogative): sarebbe stato opportuno invece un elenco omogeneo (per esempio, o tutte espressioni nominali o tutte frasi interrogative). Un altro problema è quello dell’ordine: il secondo e il terzo elemento sono logicamente invertiti.  Sempre a proposito della lista, facciamo notare che nel testo di partenza è stato correttamente adottato lo stile maiuscola iniziale; accettabile comunque anche lo stile minuscola iniziale applicato in diverse riscritture che ci sono giunte (non funzionano invece le soluzioni intermedie, con iniziale maiuscola a inizio elemento, e punti e virgola alla fine). Ancora una piccola cosa: all’inizio del secondo elemento di lista ci va È anziché E’.

Infine, la firma presenta l’ordine cognome-nome (di sapore burocratico e poco personale) anziché l’ordine nome-cognome (sempre da preferire).

Chi ha vinto

La riscrittura che secondo noi meglio individua e risolve i  problemi è quella di L. (precisiamo però che noi avremmo preferito iniziare con il titolo scritto per esteso e con iniziale minuscola, con o senza cognome: Gentile professore,Gentile professor <nome>, …). Ecco il testo di L.:

Gentile Prof. nome,

sono Bruno Rossi, uno studente del corso nome del corso. Per problemi di salute, nelle ultime due settimane non ho potuto frequentare le sue lezioni e mi mancano alcune informazioni che spero possa farmi avere:

– Il risultato della prova di esame che ho sostenuto in data 12 marzo
– In caso di insufficienza, le modalità per sostenere di nuovo la prova
– Il termine ultimo per iscriversi alla seconda prova

La ringrazio e le porgo distinti saluti,

Bruno Rossi

Brava/bravo L.! (Beh, però poteva scegliersi un nick un po’ più lungo!)

Bravi anche gli altri: date un’occhiata agli interessanti commenti di gabriele63Giulio L., Daniele e Lidia (potete vedere tutte le riscritture nei commenti allo scorso post).

Appuntamento alla prossima puntata

La settima puntata del concorso sarà pubblicata martedì 13 dicembre. Vi aspettiamo.

Commenti | 2 risposte

  1. Interessante la riscrittura proposta che, però, a me sembra, potrebbe essere ulteriormente migliorata eliminando la maiuscola di Il, In Il in quanto fanno parte di un elencazione annunciata dai due punti.
    Grazie per l’attenzione.

  2. Noi suggeriamo di usare l’iniziale minuscola quando gli elementi dell’elenco completano sintatticamente la frase introduttiva (e non è il caso di questo elenco). Lo stile che nel nostro libro chiamiamo “con minuscola iniziale” (sottintendendo “lettera”) prevede anche un segno di punteggiatura alla fine di ogni elemento, come se si trattasse di un normale elenco orizzontale discorsivo messo in verticale soltanto per accidente grafico: quindi di solito una virgola (o eventualmente un punto e virgola) dopo tutti gli elementi tranne l’ultimo, che sarà chiuso da un punto. Qualche volta questo formato può però introdurre problemi di coerenza grafica (per esempio se un elemento dell’elenco ha al suo interno un punto seguito da una lettera maiuscola).
    Lo stile “con maiuscola iniziale” (quello della riscrittura proposta da L.) invece non ha particolari controindicazioni: si può applicare sempre, senza mettere alcun segno di punteggiatura per chiudere gli elementi dell’elenco (con il solo accorgimento di mettere però il punto finale a ciascun elemento se almeno uno di essi ha un punto all’interno). A essere pignoli, per questo stile si può pretendere che la frase introduttiva sia sintatticamente indipendente dagli elementi dell’elenco (e nell’elenco della riscrittura in effetti lo è), ma si tratta di un requisito secondario, sacrificabile per rendere più semplice la regola (che così sarebbe svincolata da considerazioni grammaticali).
    Questi, almeno, sono i criteri che consigliamo nel libro, che dovrebbero mettere un po’ d’ordine fra le combinazioni possibili riducendo a due (seppure con qualche variante) i formati accettabili per coerenza strutturale e grafica

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