Questa sera, su Iris ore 20:55, il Morandini vi consiglia: Volver – Tornare


Volver – TornareVolverSp. 2006GENERE: Comm. dramm. DURATA: 121′ VISIONE CONSIGLIATA: TCRITICA: 5 PUBBLICO: 3REGIA: Pedro AlmodóvarATTORI: Penélope Cruz, Carmen Maura, Lola Dueñas, Blanca Portillo, Chus Lampreave, Yohana Cobo
Si comincia con una memorabile carrellata rapida su un cimitero mancego dove una folla di donne spazzano, spolverano, lucidano le tombe dei loro cari. Una di loro cura la propria, già prenotata. L'opus n. 16 di Almodóvar è un sereno film sulla morte che fa ridere. O, a preferenza, una commedia pseudotragica – con tre omicidi insoluti – che fa piangere. È un film di (falsi) fantasmi che inteneriscono. È un film sulla famiglia, su tre generazioni di donne, creatrici di vita e consolatrici nella morte, permeato della nostalgia che l'autore, a 55 anni, prova per la madre e il luttuoso matriarcato della sua infanzia in La Mancha. È un film sulla loro sorellanza solidale e pratica. I maschi vi fanno tappezzeria, irrilevanti o violenti e pericolosi. Affine per scelte narrative e naturalismo surrealista a Che ho fatto io per meritare questo? (1984), è il film più compatto, armonioso, sereno di una maturità che forse ebbe inizio con Tutto su mia madre (1999). Come in certe favole, abbina l'orrore con la felicità, l'energia con l'innocenza, il terribile col tenero. La contaminazione dei generi non gli era mai riuscita così bene. La Raimunda della Cruz, adorata dalla cinepresa di Alcaine, è una forza della natura nella sua fragilità; tutte le altre sono brave, ma una menzione va, anche perché inedita, all'Augustina dal capello corto della Portillo. Quando canta la tango-canción Volver di Gardel, uno dei momenti emotivamente più alti, la Cruz (con la voce italiana di B. De Bortoli) è doppiata da Estrella Morente. 3 premi Goya (gli Oscar spagnoli): film, regia, Cruz.