etimologia

Etimologìa: voce dotta, dal latino etymolŏgia(m), dal greco etymología, comp. di étymon ‘intimo significato della parola’, e -logía ‘-logia’, secolo XIII.

Quella che avete appena letto è un’etimologia, in questo caso della parola… etimologia. A parte il calembour iniziale, vorrei soffermarmi su quelle poche righe che si trovano quasi invariabilmente sotto ogni lemma del vocabolario, delimitate, per quanto riguarda lo Zingarelli, da parentesi quadre: l’etimologia, appunto. La redazione del nostro vocabolario, desiderando richiamare l’attenzione sulle radici del lessico, ha selezionato quattrocento parole dalle etimologie particolarmente significative; nell’edizione 2021 del vocabolario c’è quindi una novità: queste quattrocento etimologie sono accompagnate da un alberello, simbolo grafico che le contraddistingue.

Ricordiamo, intanto, che in ambito linguistico l’etimologia è la “ricerca dei rapporti che una parola ha con un’altra unità più antica da cui è derivata”, nonché la “disciplina che si occupa della formazione delle parole, mediante la quale si riducono unità più recenti a termini già conosciuti”. Per estensione, viene definita etimologia anche quello che sarebbe, più propriamente, l’ètimo, “forma data o stabilita dalla quale si fa derivare una parola”: così, sentiremo spesso dire “l’etimologia di ciao è il veneziano s-ciavo ‘schiavo’”, quando sarebbe più corretto dire che quello è l’etimo.

Dunque, in parole semplici, l’etimologia cerca di ricostruire i movimenti attorno alla nascita di una parola in una data lingua. Sembra facile, ma non lo è affatto, perché, soprattutto nel caso di parole molto antiche, scarseggiano le attestazioni: non ci sono, insomma, documenti scritti che testimonino come sia nato un dato termine, poiché una volta non si produceva certo la quantità di testi che abbiamo oggi. Le parole nascevano, si diffondevano nell’uso e magari per lungo tempo a nessuno veniva in mente di appuntarsele da qualche parte per iscritto.

Esistono dizionari interamente dedicati all’etimologia: sono, per l’appunto, i dizionari etimologici (quello di Zanichelli è il DELI, Dizionario etimologico della lingua italiana, curato originariamente da Manlio Cortelazzo e Paolo Zolli; avevamo parlato dei vari tipi di dizionario esistenti qui); per avere informazioni etimologiche approfondite, dunque, è necessario consultare un dizionario apposito, ma per fortuna anche nei dizionari sincronici  o dell’uso come lo Zingarelli si trovano alcune sintetiche informazioni etimologiche, spesso quanto basta per soddisfare la nostra immediata curiosità.

Prendiamo un caso tipico per l’italiano: una parola che derivi “regolarmente” dal latino (in realtà, una bella quota del nostro lessico proviene da lingue diverse dal latino, sia antiche sia moderne: ci torneremo poi):

etimologia casa

La nota etimologica ci dice che il termine casa deriva dal latino căsa(m), che significa ‘capanna’, che l’origine del termine latino è incerta (cioè che le tracce della parola, prima del latino, sono confuse e non danno risposte certe), e che la prima attestazione che abbiamo in italiano di casa risale al 1213, ossia che il primo documento scritto nel quale compare la parola (e della cui datazione siamo sufficientemente certi) è di quell’anno.

Aggiungiamo alcune altre informazioni:

  • Il dizionario cita l’accusativo del termine latino, casa(m), e non il caso nominativo (nel vocabolario latino troveremmo casa, casae, cioè nominativo e genitivo), perché viene riportato il caso dal quale deriva la parola italiana: per la maggior parte delle parole è l’accusativo, con le dovute eccezioni (ad esempio, uomo viene dal nominativo del latino homo, hominis).
  • Non è raro che termini anche molto comuni riportino l’indicazione “etimologia incerta” o simili: laddove non si riescono a ottenere informazioni sicure, gli etimologisti preferiscono rimanere sul vago. Può sembrare strano, ma dizionari (etimologici) più datati a volte sembrano riportare informazioni più certe; dobbiamo tener conto del fatto che una volta le etimologie venivano ricostruite in maniera meno scientifica e più fantasiosa, e che a posteriori, approfondendo gli studi, si è scoperto che alcune ricostruzioni erano più che altro paretimologie o etimologie popolari, “fenomeno per cui il soggetto parlante, basandosi su alcune somiglianze formali, riallaccia una parola a un’altra senza che fra esse esista alcuna parentela”. Sembra, quindi, che le annotazioni etimologiche più recenti siano meno precise di quelle di una volta, ma in realtà la “marcia indietro” è dovuta all’adozione di criteri scientifici più stringenti.
  • In questo caso abbiamo una data precisa. Evidentemente, la prima attestazione scritta del termine è in un documento databile con sicurezza. Più spesso, soprattutto per le attestazioni antiche, si troverà il semplice riferimento al secolo (per esempio, XIII sec.) perché non è possibile determinare la prima attestazione con maggior precisione. In breve, la data “di nascita” di un termine che viene indicata deriva direttamente dalla data attribuibile al primo documento scritto nella nostra lingua in cui quel termine ricorre. Questo implica anche che le prime attestazioni possano cambiare. Esiste un intero settore di ricerca in ambito linguistico che si concentra proprio sulle retrodatazioni: grazie soprattutto alla crescente mole di documenti digitalizzati e magari resi disponibili agli studiosi tramite Internet, è possibile che si scoprano nuove attestazioni antecedenti a quelle di cui si era già a conoscenza. In quel caso, può accadere che la data registrata nel vocabolario venga modificata, in modo da riflettere le ultime scoperte.

Un’ultima annotazione: non tutte le parole dell’italiano derivano per via diretta dal latino. Alcune provengono, come accennato in precedenza, da altre lingue, sia antiche che moderne, oppure da una precedente parola già esistente in italiano. Facciamo qualche esempio:

  • Guidàre deriva dal germanico *wītan ‘indirizzare’, probabilmente attraverso il gotico widan (av. 1257)

In questa nota etimologica evidenziamo due particolari: la presenza dell’asterisco accanto a *wītan, che indica che si tratta di una forma ricostruita: si suppone l’esistenza di quella parola o quella forma (magari perché esistono diversi termini derivati da questa), ma il termine in sé non è stato rinvenuto in nessun documento; la seconda particolarità da notare è che prima della data c’è scritto avanti: questo vuol dire che si ha di fatto la certezza che il termine fosse già in circolazione prima della data indicata, ma che il più antico documento che la riporta risale a quell’anno.

  • Bistécca proviene dall’inglese beefsteak, composto di beef ‘carne di bue’ e steak ‘bistecca’, 1844.
  • Alzacristalli è il composto di alza(re) e cristalli, 1963.

Per molti termini che originariamente nascono come alterati di altri (cioè diminutivi, accrescitivi, peggiorativi ecc.), l’etimologia talvolta riporta solo la data di prima attestazione, mentre il fatto che sia un alterato viene menzionato nelle prime righe della definizione. Per esempio, occhièllo:

etimologia occhiello

Etimologia: scienza incerta, capricciosa e foriera di molte sorprese. Imparate a soffermarvi su quella riga di informazioni: l’origine di una parola spesso può aiutarci non solo a comprenderla meglio, ma anche a usarla nella maniera più corretta.

E proprio per avvicinare più persone possibile al magico mondo delle etimologie, durante i mesi del confinamento Zanichelli ha escogitato la campagna #ciboperlamente: sarà possibile ordinare una selezione delle etimologie più interessanti o curiose tratte dallo Zingarelli 2021 e riceverle così a casa propria per posta o, in sette città italiane, direttamente dai nostri corrieri in livrea “rosso Zanichelli”. Per saperne di più, andate su https://ciboperlamente.zanichelli.it/. Se le persone non vanno alle etimologie, facciamo in modo che le etimologie arrivino alle persone!