chatbot_orizzontale

Un(’)utente riceve un messaggio via chat su Facebook: “Certo che il tuo comportamento è stato davvero belluino!!!”. La persona rimane perplessa a rileggere la frase, incerta se offendersi o meno: non conosce il significato del termine belluino e questo non le permette di comprendere chiaramente il senso di ciò che le hanno scritto. Questa non è affatto una scena strana: mediamente, se siamo fortunati, conosciamo circa un decimo del lessico della nostra lingua madre; di conseguenza, può accadere a tutti, e ogni giorno, di incontrare parole di cui non conosciamo il significato; la sottile linea rossa non è tra chi conosce tutte le parole di una lingua e chi non le conosce, ma tra chi non sa di non sapere (o non gliene importa nulla) e chi invece sa di non sapere (e quindi va a controllare il significato delle parole misteriose in un dizionario).

Quale che sia il momento in cui veniamo colti dall’“urgenza lessicale”, oggi non è un grosso problema reperire le informazioni, perché se non possiamo consultare l’amato volume cartaceo abbiamo la possibilità di accedere allo Zingarelli via sito web o app; tuttavia, per venire incontro a tutte, ma proprio tutte le esigenze, è nata l’idea di offrire uno strumento anche per chi, in un dato momento, si trovasse ad avere l’urgenza di un dizionario a cui accedere via chat: nasce così il nostro chatbot, un comodo “assistente lessicale”, un voca-bot con il quale al momento è possibile interagire tramite i messaggi privati di Facebook. Basta andare sulla nostra pagina, accedere alla chat e seguire le semplici istruzioni che compariranno.

In breve, occorre digitare la parola di cui vogliamo scoprire il significato (es. “belluino”). Il chatbot, che è beneducato, prima di tutto ci saluterà:

chatbot Zingarelli 1

Nel frattempo, eseguirà la ricerca della parola richiesta.

chatbot Zingarelli 2

Avvisando, normalmente, di esserci riuscito:

chatbot Zingarelli 3

Il risultato viene ovviamente fornito in un formato adatto alla chat di FB:

chatbot Zingarelli 4

Ma possiamo proseguire, cosa che il nostro nuovo amico ci invita prontamente a fare:

chatbot Zingarelli 5

I tre tasti disponibili in basso sono:

  • Etimologia (ovvero, l’origine della parola)
  • Sottolemmi (per verificare l’esistenza di altre parole, per esempio derivati, “nidificati” sotto il lemma principale)
  • Nuova ricerca (per cercare un’altra parola)

Alla richiesta “etimologia”, la risposta sarà:

chatbot Zingarelli 6

Se clicchiamo su “sottolemmi” il bot ci risponde:

chatbot Zingarelli 7

In qualsiasi momento, digitando “+INFO”, il bot potrà fornire maggiori informazioni sui comandi attraverso i quali interagire con lui.

Implementare un bot come questo non è affatto facile. Qualsiasi strumento che abbia a che fare con il linguaggio umano deve scontrarsi con la sua infinita complessità, sulla quale raramente ci ritroviamo a riflettere. Per esempio, le parole non esistono in numero finito, ma sono potenzialmente infinite (non è un caso se ne creiamo di nuove di continuo). L’amico bot cercherà sempre di rispondere alle nostre domande; può tuttavia accadere di non ricevere risposta magari perché abbiamo cercato un termine troppo recente per essere registrato nel vocabolario oppure perché, semplicemente, abbiamo digitato una parola che non è mai stata lemmatizzata dallo Zingarelli o che magari… proprio non esiste!

Un altro elemento di complessità è che abbiamo molti casi di parole che si scrivono allo stesso modo, ma che hanno significati diversi (in questo caso si parla di lemmi omògrafi): “ratto”, per esempio, può essere il sinonimo di “topo”, ma voler dire anche “rapimento” e “veloce”. Prima di poterci dare una risposta, dunque, il bot ci chiederà quale “ratto” intendessimo. A volte sono necessari anche più passaggi di disambiguazione per arrivare al dunque.Per non parlare di un altro problema piuttosto comune: e se digitiamo male? Il bot può sopportare un certo grado di approssimazione, ma chiaramente a volte rimarrà letteralmente… senza parole, e saremo noi a dover riformulare la nostra richiesta.

Al di là degli aspetti che abbiamo già ricordato, la cosa più importante da tenere a mente è che il nostro amico bot è solo un… bot (a proposito, il termine deriva da robot: lo sapevate?), e quindi non possiamo “parlargli” come se fosse un essere umano: per quanto ben programmato, non può capire ogni nostra frase, ma si limiterà ad attivarsi nel momento in cui seguiremo le istruzioni per interagire con lui. Se, per esempio, desideriamo avere più informazioni, digitare “vorrei avere più informazioni, per favore” sarà un completo spreco di tempo (nonché una possibile fonte di fraintendimenti) rispetto all’asciutto “+INFO”.

Il voca-bot dello Zingarelli è un prodotto unico nel suo genere, che offre un modello di consultazione del tutto nuovo, pensato apposta per un’interfaccia “povera” come quella della chat di Facebook. Consiglio a tutti di provarlo, considerando che sarà consultabile gratuitamente almeno fino alle prime settimane del 2020. Penso che l’unica cosa che gli manchi sia un nome accattivante: voi come lo chiamereste? Io e mia figlia, da quando l’abbiamo scoperto, l’abbiamo ribattezzato Zinghy!